mercoledì 9 aprile 2008

Perchè non...

...scrivo più sulle Bragole?
Beh, intanto perchè sono così, e purtroppo mi ci dovete tenere, così.
E secondo, sperando non qui non sia valido il primo (classico) punto, finalmente ho avuto un'idea che, sia dal punto di vista formale che da quello del contenuto, sta procedendo bene e quindi.... Non dico altro, ma vediamo se questo ennesimo (ma stavolta più concreto) tentativo di realizzare il mio "sogno nel cassetto" riuscirà ad andare avanti.

Vi terrò aggiornati :P

venerdì 15 febbraio 2008

Fine anni '80...

Guardate che personaggi fantastici popolavano il glorioso rock di quegli anni:

http://www.youtube.com/watch?v=2se0jXJj4_4

Inutile dire che la canzone (mi) acchiappa da matti, ma dopo aver visto queste leggende, tutto assume un altro sapore.
Vestiario incredibile (la croce sul cappotto rosso è uno spettacolo), movenze geniali, capelli bellissimi, da far invidia a Claudiano.
Notare il batterista, talmente gonfio e liscio da sembrare Big Jim in bretelle. Non ha nemmeno i capezzoli.

Bella energetica però, nevvero?
Uooooouuuu, After the Rain, washes away the tears, all the pain...
Uoooouuuuuonly After the Rain, you live again
Uooooouuuuooouuuu, you'll see the sun appear, to light the way!

giovedì 14 febbraio 2008

Valentino San

Valentino, giovane e ricchissimo figlio di una nobile e imprecisata famiglia caucasica, usava aggirarsi nei silenzi delle sue colline, solo e con la spada nel fodero.
Camminava inconsolabilmente per ore, attorniato da caramelle rosa zuccherose e piccoli orsetti "Venturelli" (cit.) con gli occhi sghembi. Aveva baciato una sola ragazza nella sua vita, e quella volta era diventata la scusa per i suoi genitori per trasformare quella data in una ricorrenza di portata inusitata. "Venite a festeggiare Valentino", dicevano. "Oggi il ragazzo ha trovato l'amore, che sia per tutti la festa dell'amore!".
E così accorsero persone da ogni paese, carichi di doni per Valentino, che aveva semplicemente limonato con una figlia di altra nobile famiglia. Era carina, sì, ma in fondo s'era già un po' stufato.
E invece, gli toccò assistere alla lunga diaspora dei pasticceri, sommersi dai Baci Perugina e da ogni genere di cioccolatini intagliati a forma di muscolo cardiaco (in seguito si optò per simbolizzare il cuore con una forma più pratica e meno inquietante), degli artigiani, che portavano ogni genere di animale impagliato, dai poeti, che decantavano interminabili elogi a Valentino Re dell'Amore.
Valentino, che era figlio del noto Santo San Valvizio, aveva preso dal padre la nomea di essere un ragazzo estremamente paziente. Egli era paziente a tal punto, che gli era stato concesso di adoperare il prefisso San. Per tutti egli era San Valentino, il paziente.
Da quel giorno, divenne San Valentino, l'innamorato.
Scosso da tante inutili attenzioni e infastidito dai prezzi vergognosamente impennati dei commercianti (a lui tutto era campione gratuito, ma per chi volesse seguirne l'esempio per la propria innamorata, ne sarebbe andato un intero carico di sesterzi), San Valentino vagava iroso e silenzioso. Non poteva certo dirsi San, in quel momento!
D'un tratto, vide una carrozza, a valle. Portava un vessillo che mai aveva visto prima e pareva non curarsi della lunga processione diretta verso i terreni di San Valvizio. Chiunque vi fosse al suo interno, non si stava curando assolutamente della festa dell'amore!
Valentino cominciò allora a correre perdifiato fino a che non riuscì a raggiungere la carrozza. Bussò e gli aprì un piccolo uomo giallastro, con il volto piatto come un mare d'olio e gli occhi come mandorle ben pasciute. L'ometto fece segno a Valentino di salire e la carrozza partì immediatamente, senza nulla domandare e senza ricevere quesiti.
San Valentino raggiunse così il lontano Giappone, dopo un viaggio abbastanza impegnativo e stancante, e lì decise di cambiare vita.
Ora lo chiamano Valentino San, il fuggitivo.


Dedicato a tutti i Valentino San della Terra.
Perchè in fondo un po' tutti rosichiamo, nella solitudine.
E perchè speriamo di poter ritrovare un giorno la strada di casa, sgombra di inutili chincaglierie.

martedì 5 febbraio 2008

Scusate per il silenzio...

If I seem SuperHuman I have been Misunderstood



Be back in a few days,
Stay tuned

Grazie a chi mi ha chiesto "Dai Phil, torna a scrivere sul blog".

venerdì 28 dicembre 2007

Campioni Nel Cuore pt.3

Dopo qualche giorno di riflessioni, si torna finalmente alle cose serie, che meritano la doverosa attenzione di noi tutti.
In particolare, oggi discuteremo del ritornello, parte essenziale in cui la potenza emotiva del brano di Gg si mostra in tutta la sua pienezza.

Questo il testo:
"Campioni nel cuore
di questa città
Quanti calci ad un pallone per sognare
Campioni nel cuore
che bello sarà
Sulla maglia un tricolore da cucire
Campioni nel cuore
si sentirà il tuo nome dagli ultra's"


Intanto, si nota subito l'enfasi sul termine chiave di tutta l'opera, "Campioni Nel Cuore", quasi a volerci ricordare l'importanza e l'atipicità di tale definizione (vedi parte 1). A ciascuna delle tre ripetizioni, viene associata un'immagine glorificante il ruolo del nostro amico protagonista, che viene giustamente tenuto con i piedi per terra dall'effetto stabilizzatore della borsa magica.

1) Il Campione è arrivato in una città indefinita, di cui già sogna di essere il Re indiscusso. Tra l'altro, l'adattamento alla vita nel nuovo appartamento dev'essere particolarmente problematico, in quanto il nostro amico non riesce più a sognare, al punto che deve mettersi a dare calci indefiniti ad un pallone. L'ipotesi alternativa è che scalciare casualmente una sfera possa servire a diventare giocatore di Serie A, a prescindere da tutto il resto. Ma scartiamo questa ipotesi tanto banalizzante.

2) "Che bello sarà" è una frase memorabile. Contiene in sé il pathos che solo i "pensierini" della prima elementare possono veicolare. Anzi, non facciamo un torto ai bambini di sei anni, e non consideriamoli più importanti di quanto non siano. Gigi è riuscito a condensare la giovinezza in una frase sola. Maestro.
Ed è maestro anche quando, con l'aiuto della solita borsa magica, colloca il protagonista nel solito futuro glorioso, nel quale lui stesso deve cucirsi lo scudetto sul petto. Perchè un vero campione non cessa mai di esserlo, nemmeno quando è campione d'Italia.

3) Sottolineo il genitivo sassone associato alla parola "ultra's". Probabilmente un errore del sito da cui ho tratto il testo, ma se così non fosse, sarebbe l'ennesimo segno di genialità del nostro buon Gigi. Resta il fatto che questa frase è forse uno dei passaggi meno felici, in quanto rimanda alle violenze ultras degli ultimi mesi. E non possiamo che pensare al nostro campione, inseguito da folle urlanti e armate, con soli ago e filo per difendersi. Anzi, dimenticavo.
C'è sempre The Almighty Borsa Magica!

domenica 23 dicembre 2007

Down In It

Colonna sonora del momento.
Ho riscoperto l'album di Pete Lesperance (chitarrista degli Harem Scarem), in combo con un altro chitarrista e songwriter di un gruppo che non conosco (Our Lady Peace, su cui mi sto "documentando").

Un saggio di melodic rock forse non troppo originale, ma molto gradevole, ben suonato, emozionante e ideale come accompagnamento per riflessioni e sensazioni.

venerdì 21 dicembre 2007

Sometimes

...ti accorgi che pensare di potersela cavare sempre e comunque da soli è un vero peccato mortale.
Ti accorgi di aver messo da parte tutto un mondo, e tutto ciò che di te c'è in quel mondo.
Ti accorgi quanto sia vuoto il tuo parlare, e quanto ci sia di vero nelle lacrime che nascondi e nel mal di fronte che ne segue.

Ti accorgi di essere solo, e capisci che la colpa è solo tua.

Però, se te ne sai accorgere...